Saturday, May 26, 2018

VEG PANCAKE SALATI all'AQUAFABA... poi “Articolo 21”

E' sabato e avete ospiti? Poco tempo per organizzare un "banchetto" con i fiocchi...
Niente paura; ho la ricetta adatta a tutti i palati; ma prima di svelare l'ingrediente segreto...

... vi parlerò del ristorante sociale “Articolo 21”.
Via Costantinopoli, 2; Taranto
Don Francesco Mitidieri è un prete di strada e cappellano del penitenziario di Taranto, che ha fondato questo ristorante, grazie al sostegno dell’associazione “Noi e Voi”.
Nel ristorante ci lavorano dipendenti tra i 19 e i 35 anni assunti dalla cooperativa, con l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro per persone svantaggiate. Il nome del ristorante è molto importante: l’articolo 21 nella Costituzione Italiana, infatti, parla della libertà di pensiero ed espressione. Il ristorante sorge a ridosso dell’Ilva e in cucina con la carica di Chef c’è Fabrizio Ragnati, che nella sua carriera ha già avviati altri ristoranti di successo a Taranto.

http://www.art21ristorante.it/
https://www.facebook.com/ristoranteart.21/


CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

Aquafaba di due barattoli di ceci
200 g farina 00
1/2 cucchiaino di bicarbonato
Sale o zucchero (secondo la preparazione)















L'aquafaba (o acqua di cottura dei ceci) è un ingrediente molto sottovalutato. Si tratta di un ingrediente che può tornare utile nella preparazione di ricette dolci e salate. Perfetta ad esempio per i vegani che sono soliti realizzare piatti privi di derivati animali o per gli intolleranti alle uova. L’aquafaba, o acqua di governo, è quella in cui troviamo immersi i legumi in scatola.
Il primo ad averla sperimentata in pasticceria è stato lo chef francese Joel Roessel, amante della cucina vegan.
È bene specificare che è consigliabile utilizzare l’acqua di governo dei ceci (meglio scegliere le varianti in vetro e senza sale) molto ricca in saponine e proteine.
In pochi sanno che la sua principale proprietà “magica” è che si monta! Per questo c’è chi la utilizza come alternativa agli albumi. Va montata con l’aiuto di fruste elettriche (di solito occorrono circa 10 minuti).
Occorrono tre cucchiai di composto montato per sostituire un uovo. Per ottenere il risultato migliore è importante però che questa sia montata poco prima di aggiungerla all’inpasto e, per ottenere risultati migliori, utilizzare sia l’acqua dei legumi, che la ciotola a basse temperature.
Potete sperimentare l’aquafaba nella preparazione di:
creme, mousse e pancake

A META' DEL LAVORO...
Montate a neve l'acqua di governo dei ceci (preferibilmente quelli nel barattolo di vetro e tenuti una notte in frigo). Setacciate e mischiate la farina, il bicarbonato e il sale; incorporate gli ingredienti secchi alla spuma, usando una spatola, con movimento dal basso verso l'alto. Il composto tende a smontarsi facilmente, quindi la preparazione dei pancake sarà veloce. Riscaldate una padella antiaderente, e versate il composto; fate dorare da entrambi lati e condite a piacimento.
La quantità di farina cambierà se userete farine diverse, tipo avena, miglio, kamut... La stessa preparazione vale per la variante dolce; in questo caso sarebbe meglio usare lo zucchero a velo. Per pancake più alti, aggiungere al bicarbonato anche mezzo cucchiaino di lievito.

PER SAPERNE DI PIU'
Guardate la puntata di SIAMO NOI, il contenitore sociale di Tv2000, dedicata ad "Articolo 21".
https://www.tv2000.it/siamonoi/video/siamo-noi-taranto-ristorante-articolo-21/
Tv2000 è visibile sul digitale terrestre canale 28, sul satellite al canale 140 SKY, sulla piattaforma satellitare tivùsat al canale 18 e in streaming.

Friday, May 25, 2018

CROSTATA DI RISO ALLA FRUTTA e... "Locanda vico Mele"

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle "cucine sociali" in giro per l'Italia.
Il valore aggiunto di questi luoghi è poter mangiar bene ed ascoltare storie di accoglienza, di chi è ripartito da zero, di integrazione sociale e lavorativa. Leggere la sofferenza ma anche la riscoperta gioia negli occhi di chi sta dietro i fornelli o serve ai tavoli, può cambiare le nostre giornate. Trasformiamo il quotidiano convivio - che quotidiano purtroppo per tutti non è - in un momento unico di vera "stretta di mano" con l'altro.

Avete fatto anche voi esperienze del genere? Se vi fa piacere scrivetemi...
Inoltre, se avete un ristorante sociale da indicarmi, non esitate a farlo, e ne parleremo su Torsolo di Mela.


Oggi vi presento "La locanda vico Mele Trattoria sociale"
Vico Colalanza 2r, GENOVA
Enrico Martino e Andrea Nervi, cuoco il primo, imprenditore il secondo, stanno avviando nel centro storico di Genova "La locanda vico Mele Trattoria sociale": un'esperienza pionieristica che fonde in sé l'aspetto gastronomico a quello dell'inclusione sociale. Enrico Martino fino a poco tempo fa chef di un noto ristorante della Genova bene: «Dopo dodici anni ho deciso di licenziarmi per buttarmi, anima e corpo, in questa sfida. Non si tratta solo di mettersi in proprio, ma rivoluzionare il senso più profondo del mio lavoro, e anche provare a dare una piccola testimonianza ai miei figli: costruire un mondo più solidale è possibile ma per farlo è necessario fare delle scelte concrete». La "Trattoria sociale vico Mele", è il primo ristorante anti-crisi che ha aperto a Genova. Nelle tre sale della trattoria sociale, saranno serviti cinquanta coperti e si potranno assaporare piatti della tradizione popolare genovese con prezzi per tutte le tasche, a pranzo e a cena. «La trattoria non è sociale solo per via del menu low-cost ma anche perché, fin dall'inizio, abbiamo voluto in squadra persone con un passato difficile».

https://www.facebook.com/vicomeletrattoriasociale/

http://www.labottegadellefavole.it/mangiar-bene-fare-del-bene

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

250 g farina di riso
125 g zucchero di canna
35 g olio evo
35 g olio di semi
65 g acqua
1/2 bustina di lievito

Per la crema
400 g latte
100 g panna
120 g tuorli
150 g zucchero
17 g amido di mais
17 g amido di riso




A META' DEL LAVORO...
Le dosi sono dimezzate, ma la ricetta è "presa in prestito" dal maestro Montersino. La mia variante è stata usare la farina di riso, perché la volta precedente mi era venuta eccessivamente dura. Il procedimento è quello classico sia per la frolla, che per la crema:
Setacciate e mischiate gli ingredienti secchi; unite a questi i liquidi. Fate riposare l'impasto per mezz'ora. Cuocete in forno statico a 120°C per 10 minuti circa. Ricordate di bucherellare la frolla in superficie e, una volta posizionata nello stampo apposito, adagiate un foglio di carta forno con sopra un peso per evitare rigonfiamenti in cottura (potete usare i classici legumi, o delle palline di ceramica specifiche per questa preparazione).
Nel frattempo, preparate la crema: unite in un pentolino prima i tuorli, con lo zucchero; poi le farine e a filo i due liquidi mischiati insieme. Cuocete a fiamma bassa fino a raggiungimento della giusta densità.
Fate freddare e decorate con frutta a piacimento.



PER SAPERNE DI PIU'
Guardate la puntata di SIAMO NOI, il contenitore sociale di Tv2000, dedicata alla "Locanda vico Mele".
https://www.tv2000.it/siamonoi/video/siamo-noi-dalla-trattoria-vico-mele-un-baccala-in-tre-versioni/
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Thursday, May 24, 2018

RIBOLLITA per... "Un Posto Tranquillo"

Cari amici,Torsolo di Mela da oggi e per qualche settimana a seguire, vi presenterà alcune realtà gastronomiche socialmente utili; perché partendo dal "basso" - anche con un semplice blog - si può collaborare per il bene comune. Sono molto diffusi, ma purtroppo poco conosciuti, i ristoranti che si impegnano - collaborando con varie associazioni e cooperative - nell'inserimento lavorativo di persone con diverse difficoltà. Tutti noi, con un piccolo gesto, possiamo aiutare questi luoghi a farsi conoscere, ampliando il loro intervento in maniera sempre più capillare e ramificata sul nostro territorio. I bisogni sono tanti, ma per la disinformazione, non vengono sempre riconosciuti; eppure, basterebbe uscire sul pianerottolo di casa per rendercene conto. Evitiamo l'indifferenza...

Oggi vi racconto di... "Un Posto Tranquillo"
Via Babbaurra, 34; San Cataldo (CALTANISSETTA)
Si tratta di un RistoSolidale in cui la buona cucina si intreccia con gesti di grande solidarietà. La cucina con l’utilizzo di cibi della nostra terra e il servizio ai tavoli – reso possibile anche grazie a giovani con qualità "speciali" – regalano un’esperienza unica nel suo genere. Qui mangiare diventa un’opportunità di crescita, di integrazione sociale e opportunità di lavoro per persone con difficoltà, tra cui 8 disabili, 5 disoccupati, 2 donne vittime di violenza.

http://www.unpostotranquilloristorante.it/
https://www.facebook.com/unpostotranquillo/


CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

1 cavolo nero
1/2 cavolo verza
3 patate medie
Soffritto (carota sedano e cipolla)
400 g fagioli cannellini
Olio extra vergine di oliva
Salvia, aglio
Vino bianco
Pane toscano raffermo








A META' DEL LAVORO...
Iniziare cuocendo a fiamma bassa i fagioli - lasciati una notte in ammollo - all'interno di una casseruola - meglio se di coccio - con un po' di salvia, una testa d'aglio (io la infilzo con uno stuzzicadenti per toglierla con facilità) e un po' di sedano; sfumare con un po' di vino bianco.
In una pentola molto capiente dai bordi alti (tutti gli ingredienti andranno mischiati e portati a cottura in questo stesso recipiente), preparare un abbondante soffritto e aggiungere le patate tagliate a cubetti, non troppo piccole. Controllare spesso la cottura per evitare che si spappolino.
Unire i fagioli, le verdure tagliate a pezzetti alle patate; aggiungere acqua salata, senza sommergere gli ingredienti. Lasciare cuocere per almeno un'ora e mezza a fiamma bassa; se necessario aggiungere altro liquido.
La Ribollita, come dice la parola stessa, è un piatto che va servito il giorno seguente - dopo una notte di "riposo" - per esser "ribollita" insieme al pane - preferibilmente sciapo, tipico toscano - raffermo, tagliato precedentemente in fette sottili o ben spezzettato.
Servire tiepida e condire con olio (piccante) a crudo.

Consigli utili
C'è chi usa anche i pelati; chi aggiunge la bieta e chi il pane lo tosta prima, se non del tutto raffermo.
I fagiolini cannellini sono una varietà di origine toscana, oggi coltivati in gran parte dell'Italia. Piccoli e bianchi (verdi da freschi). Molto apprezzati per la delicatezza del sapore, si sposano a meraviglia con ingredienti sia di terra che di mare. Tra i più pregiati, gli zolfini, con buccia sottile e pasta delicata; e 2 varietà Igp: i fagioli di Sorana, bianchi o rossi, e quelli di Sarconi.

PER SAPERNE DI PIU'
Guardate la puntata di SIAMO NOI, il contenitore sociale di Tv2000, dedicata alla cucina di “Un posto tranquillo”.
https://www.tv2000.it/siamonoi/video/cucina-solidale-i-paccheri-con-pesce-spada-e-melanzane/
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Friday, March 30, 2018

TORTA INTEGRALE, KUMQUAT E GANACHE DI CIOCCOLATO - Buona Pasqua!

Pronta per la partenza. L'esodo pasquale, tra qualche ora, mi vedrà protagonista come la più classica delle italiane medie. E per entrare bene nella parte, ho già caricato la macchina con casatiello, corallina e pacchetti vari. Sono preparata fisicamente - grazie al gastro protettore - per la overdose di latticini pugliesi.
Non potevo lasciare però il blog sprovvisto di un dolce per le feste.

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

250 g farina di semola integrale
100 g farina 00
200 g kumquat
1/2 bicchiere di latte
140 g zucchero di canna
100 g burro
2 uova
1 bustina di lievito

COPERTURA
200 g panna fresca
200 g cioccolato fondente

A META' DEL LAVORO...
Lavare i mandarini, punzecchiarli con uno stuzzicadenti e lasciarli bollire per 5 minuti. Facendo attenzione, tagliarli a metà, privarli dei semi e frullarli grossolanamente. Lavorare a crema il burro, con lo zucchero e i tuorli. Tenete da parte gli albumi. Alla crema aggiungere le farine, precedentemente setacciate, insieme al lievito; versare poco alla volta anche il latte (io avevo altri kumquat da consumare, quindi ho aggiunto anche il succo di una decina di fruttini). A questo punto, aggiungere i kumquat frullati all'impasto. Montare gli albumi a neve ferma, con un pizzico di sale e unirli al composto mescolando dal basso verso l'alto. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 35 minuti circa.
Nel frattempo preparate la ganache come copertura:
riscaldate a bagnomaria la panna e, prima che raggiunga il bollore, versate il cioccolato precedentemente spezzettato. Amalgamate fino a raggiungere una consistenza non troppo densa. Una volta sfornato il dolce, praticare dei buchetti in profondità usando uno stuzzicadenti e, quando è ancora caldo, versate la ganache in modo che possa penetrare e mantenere umida la torta. Fate freddare prima di servire. In ultimo, potete spolverizzare della granella di nocciole, che servirà a coprire i visibili buchetti.

Wednesday, March 21, 2018

TARTE TATIN ai KUMQUAT, fave di cacao e cioccolato fondente

Tutti parlano di intolleranze alimentari; e capita - chi più, chi meno; come del resto la sottoscritta - di dover combattere con alcuni alimenti. Latticini, lieviti, farinacei e poi verdure... chi più ne ha più ne metta. Nutro seri dubbi sui test in circolazione che dovrebbero rilevare intolleranze, o allergie più serie, ma che in verità servono solo ad abbindolare centinaia di migliaia di italiani. Ormai non si fa altro che sentir parlare di: "supercibi" per dimagrire; fast food salutari; spuntini notturni per conciliare il sonno! Perché non si parla, invece, di consumatori più consapevoli; di donne meno severe con loro stesse e più amorevoli con il proprio corpo. Io, come al solito, la fatica, le amarezze della giornata le scarico lasciando carta bianca alla frenesia del creare in cucina.

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!
FROLLA (MONTERSINO)
100 g zucchero a velo
250 g farina 00
150 g burro
40 g tuorli d'uovo
2g sale
Granella di fave di cacao

COPERTURA
30 Kumquat
100 g zucchero di canna
Acqua
Cioccolato fondente


A META' DEL LAVORO...
Fate attenzione al procedimento della frolla di Montersino: iniziate setacciando la farina, create un buchetto al centro e aggiungete lo zucchero a velo. Pesate i tuorli e incorporateli sullo zucchero, SENZA toccare la farina! Una volta creata la pastella, aggiungete il burro morbido (anzi morbidissimo! Quindi consiglio di tirarlo fuori dal frigo molto tempo prima). A questo punto, amalgamate il burro con la pastella, SENZA toccare ancora la farina. Aggiungete il pizzico di sale e la granella di fave di cacao. Una volta ottenuta una crema senza grumi, finalmente potete incorporare anche la farina. Create un impasto omogeneo, appiattitelo, copritelo con della pellicola e lasciatelo riposare in frigo per almeno 2 ore.


Ora occupiamoci della copertura di frutta: in una padella antiaderente, fate sciogliere lo zucchero di canna con un goccio d'acqua, a fuoco bassissimo. Lavate, tagliate a rondelle i kumquat - con tutta la buccia - e fateli caramellare nella padella con lo zucchero. Il caramello dovrà rimanere abbastanza liquido, perché si addenserà durante la cottura (se pensate sia troppo colloso meglio aggiungere un filo di acqua).
Rivestite una teglia per crostate con carta forno; disponete le rotelline di kumquat accostandole bene tra loro, spezzettate la cioccolata fondente e versate il caramello liquido restante.
Con la frolla ricavate un disco, dello spessore di un cm, per coprire la frutta. Sigillate bene i bordi con un "cordoncino" di frolla. Praticate due buchetti sull'impasto, perché tenderà a gonfiarsi; schiacciate delicatamente con le mani per far uscire l'aria. La frolla sarà pronta quando assumerà un colorito dorato. In forno a 160° per 40' circa. Prima di capovolgerla, lasciatela freddare e staccate con cura la carta forno.

Tuesday, March 13, 2018

LA MEMORIA IN UN PIATTO - MALTAGLIATI PANCETTA E PECORINO

E se la "memoria" fosse una materia prima? Bisognerebbe tutelarla come un prodotto Doc e Dop: la memoria sarebbe, in effetti, da controllare e proteggere. Bisognerebbe inventare un sapore, un suono, un odore per assaporare, ascoltare, annusare e non accontentarsi di "raccontare" la memoria e basta. Il mio può sembrare un approccio un po' troppo "immaginifico", lo so. La scorsa settimana, mi sono ritrovata ad aiutare - o almeno quella era la mia intenzione - un "piccoletto" di 9 anni nella comprensione della differenza tra oggetti concreti e astratti: non è stato così facile; allora, per rendere più divertente il compito, abbiamo provato ad immaginare come sarebbe stato ordinare 2 chili di verità, 3 etti di gioia e così via... E allora, perché non 10 tonnellate di memoria e ricordi? Una scommessa con la vita. Allunghiamo la mano per ritirare la nostra pesante ordinazione e guardiamo nella busta: un ricordo amaro, o dolce; un suono assordante, o malinconico; un odore di stantio, o un profumo di antico?

Avreste il coraggio di scegliere un piatto a sorpresa dal menù dei ricordi?

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

Dosi per due persone

70 g di farina 00
30 g di semola rimacinata di grano duro
40-50 g di acqua
Sale

Una confezione di pancetta affumicata
Vino bianco
Burro
Pecorino
Pepe








A META' DEL LAVORO...
Una ricetta semplice, e divertente da preparare in famiglia.
Il procedimento è il classico della pasta fresca, in questo caso senza uova. Creare un impasto omogeneo, stendere la sfoglia e tagliare a "casaccio".
Preparate il condimento in una padella antiaderente, capiente: fate dorare la pancetta nel suo grasso; sfumate con un goccio di vino e fate evaporare. Lessate la pasta in acqua non troppo salata. Scolate, ricordando di conservare il liquido di cottura. Saltate i maltagliati nel condimento, aggiungendo burro, pecorino e acqua di cottura in modo da ottenere una crema. Finite con un po' di pepe.

Monday, March 12, 2018

BISCOTTI "DOLCE RISVEGLIO" AL CACAO

Il "talento" è da sempre un argomento che mi affascina.
Carisma innato? Oppure, da scoprire, sviluppare e coltivare? E se fosse, invece, una semplice passione che, scambiata per qualcosa di più, risulta alla fine fallimentare? E' difficile capirlo se non rischiando, la vita è bella anche per questo. Penso ad un genitore: indirizzare il proprio figlio e seminare in lui mille idee è una grande responsabilità. Semplice dire "Io non mi intrometto, lo lascio fare, sarà lui a scegliere la sua strada...". Siamo delle spugne, basta una scoperta che la vita prende o una strada o un'altra. Mi rivedo da piccola; i miei genitori hanno da sempre creduto in me e forse non si sono arresi all'idea di ritrovarmi, da adulta, dietro ai fornelli, a "spignattare" dalla mattina alla sera, nonostante la mia evidente passione. O forse loro - profetici più che mai - avevano già capito che non era la carriera per me; io che avevo già l'indole da "donna alpha" (che non è detto sia un pregio, anzi...). Ora dico loro grazie, perché sono quella che sono. Nonostante ciò, sorrido all'idea che papà - un medico dal cuore "infinito" - un po' si sia pentito per non aver insistito a farmi seguire la sua stessa carriera. Adoro la medicina, la salute e alla fine queste mie predisposizioni le ritrovo tradotte e sintetizzate proprio in questo blog, nel buon cibo, nel desiderio di cucinare seguendo giusti accorgimenti per me e per gli altri. Sono contenta per come sono, e dovete esserlo anche voi, senza guardare indietro a quello che avreste potuto fare...

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

220 g di farina 00
25 g di cacao amaro
100 g di burro
100 g di zucchero di canna
65 ml di acqua
3 g di lievito per dolci










A META' DEL LAVORO...
Si tratta di una frolla a "caldo", molto semplice, diversa dal solito perché non ha bisogno di esser lavorata manualmente.
Far sciogliere a fiamma bassissima, il burro, l'acqua e lo zucchero. Nel frattempo, setacciare farina, cacao e il pizzico di lievito. Unire gli ingredienti liquidi, a quelli secchi mischiando con un cucchiaio di legno. Quando l'impasto risulta omogeneo, riporre la frolla in frigo per un minimo di tre ore; meglio se tutta la notte, altrimenti sarà impossibile stenderla. Ricavate i biscotti con i vostri attrezzi di "fiducia" (ora vanno così di moda stampini e timbri, e non posso negare l'evidenza...). In forno a 150° per 5 minuti. Il tempo è sempre molto relativo, dipende ovviamente dallo spessore dei biscotti.

Sunday, March 4, 2018

SCORZETTE CARAMELLATE

Il bello di lavorare a contatto con il pubblico non è solo la crescita personale che si ottiene ad ogni confronto; ma anche la gratificazione quando noti che il tuo lavoro è sinceramente apprezzato. Basta un sorriso per svoltare giornata, poi se ti regalano delle bellissime arance anche la salute ringrazia.
A casa mia, non si butta via niente, come in questo caso: scorzette di arancia caramellate...

Quando il frigo sembra vuoto c'è ancora più soddisfazione nel riuscire a pensare ad un piatto povero ma estremamente gustoso. Ho notato, inoltre, che più vado avanti con l'età più somiglio a mia nonna: quando i bambini mi chiedono il bis di quello che ho preparato loro da mangiare, provo la stessa emozione di quando chiedevo a mia nonna il terzo piatto di gnocchi fatti in casa... e lei rideva orgogliosa, tra la paura che mi sentissi male e la voglia di vedermi satolla e felice.

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

185 g scorze di arancia
100 g zucchero di canna
100 ml acqua













A META' DEL LAVORO...
La buccia delle arance che ho utilizzato era molto spessa. Quindi ho eliminato un po' di parte bianca, che rischiava di rendere le scorze troppo amare. Le ho tagliate a listarelle e, solo dopo averle ripulite dall'eccesso di buccia bianca interna, le ho pesate. Immergetele in una pentola piena di acqua fredda e portatela a bollore, calcolate due minuti dal bollore e toglietele dal fuoco. Buttate l'acqua e ripetete questo passaggio per altre due volte. Preparate una padella capiente mettendo lo zucchero di canna e l'acqua, fate scaldare leggermente e versateci le bucce ben scolate.
Quando saranno caramellate - ci vorranno circa 30 minuti - con l'aiuto di una pinza, stendete le listarelle di arancia su di un piano ricoperto di carta da forno. Dovranno esser ben separate tra loro ed asciugare all'aria. D'inverno ci vorranno anche tre giorni, prima che si induriscano perfettamente. Una volta pronte potrete scegliere di ricoprirle di cioccolato fondente, da sciogliere prima a bagnomaria; oppure, sgranocchiarle così in purezza. Ottime anche per digerire.

Saturday, March 3, 2018

BISCOTTI MIELE E FAVE DI CACAO

Timbri d'autore in una giornata piovosa.
Con la "dolce" scusa del "ti abbiamo pensato e guarda cosa abbiamo comprato" ho ricevuto questi bellissimi timbri. In verità ho ricevuto il calore di una "famiglia componibile a tempo determinato". Sì, questa è la definizione che amo dare a chi, di tanto in tanto, varca la soglia di casa abbassando la media della nostra età... Oggi abbiamo testato per la prima volta timbri e ricetta. Riuscita (quasi) perfetta, ma solo perché - come immaginavo - non è poi così semplice che la forma del timbro rimanga impressa sulla frolla una volta cotta.

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!

300 g farina 00
150 g burro freddo
2 cucchiai abbondanti di miele mille fiori
100 g zucchero di canna
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
1 uovo intero (circa 65 g)
Scaglie di fave di cacao








A META' DEL LAVORO...
Preriscaldare il forno a 150°C.
Spezzettate il burro freddo e lavoratelo con le mani insieme alla farina. Aggiungere i restanti ingredienti: miele, uovo, vaniglia, le scaglie di cacao grezzo e lo zucchero. Dopo aver ottenuto un composto liscio ed omogeneo, avvolgete la pasta frolla nella pellicola trasparente e riponete in frigo per almeno 30 minuti. Con l'aiuto di un matterello stendete la frolla, a circa un centimetro di spessore. Ritagliate e "timbrate" i biscotti. Disponeteli su carta forno. Cuocere per 15 minuti.



Consigli utili
I timbri di silicone sono meno efficaci rispetto a quelli con lo stampo di plastica. Infarinate la base prima di schiacciare l'impasto e non abbiate paura di schiacciare...
Qualche vostro suggerimento per una miglior riuscita?

PAIN d'EPICES una morbida delizia

Vivere le festività in famiglia può voler dire ritrovare persone che non vedevamo da lungo tempo; ma anche inserirsi in ambienti nuovi pieni di un calore inaspettato. Leggere le emozioni, come le fatiche delle donne, mamme, mogli, amiche che si apprestano ad imbandire una tavola affinché tutto sia perfetto, quando la perfezione - abbiamo più volte detto -, che forse è meglio tenerla lontana... Feste di compleanno, festività natalizie, pasquali momenti in cui puoi essere protagonista o spettatore.

Il Pane di Spezie probabilmente ha origini non propriamente francesi, ma ancor più lontane. Alcuni testi cinesi del XII secolo, infatti, raccontano che il "Mi Kong", letteralmente pan di miele, veniva prodotto e consumato in Cina già dal X secolo. Era composto principalmente da farina di frumento, miele e piante aromatiche, ed utilizzato dai Cavalieri di Gengis Khan, che successivamente lo fecero conoscere agli arabi. E' soltanto nel Medioevo, nel periodo delle Crociate, che la ricetta, così come la conosciamo noi, arrivò in occidente. Prima in Germania, e più tardi nei monasteri del Sacro Romano Impero Germanico: a Monaco, Norimberga, Aquisgrana, Augusta. Nel 1453 si parla del pan di spezie in un testo che racconta come i monaci cistercensi lo preparassero per le feste di Natale. Gia nel 1571 il Pain D'Epices è riconosciuto ufficialmente da Enrico IV e nel XVII secolo diviene protagonista di vere e proprie sfide tra mastri pasticceri.


CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...!
(Per due stampi da 450 g)

320 g miele mille fiori
55 g uova
110 g burro
130 g latte a temperatura ambiente
270 g farina 00
9 g bicarbonato di sodio
10 g cannella in polvere
5 g zenzero in polvere
Scorzette di arancia candita q.b




A META' DEL LAVORO...
Scaldare il forno a 150°C. Fondere il burro. Scaldare il miele a fuoco basso, senza farlo bollire, finché non sarà liquido come l'acqua. Una volta intiepidito, aggiungere il miele alle uova. Montare con la frusta fino ad ottenere un composto spumoso. Nel frattempo, setacciare la farina insieme alle spezie e al bicarbonato. Versare il burro intiepidito e il latte a temperatura ambiente, e continuare a montare. Aggiungete l'arancia candita per ultima ed amalgamate a mano lentamente. Dividete l'impasto in due stampi ricoperti di carta forno. Cuocete per circa 50 minuti. Fate la prova stecchino.
Ho ricoperto il Pain d'Epices con una ganache di cioccolato fondente... Bon Appétit!!